24 Giugno 2011
il presidente Mutti fa un bilancio della stagione
L'intervista al presidente dei Seamen Milano, Marco Mutti, che fa un bilancio della stagione e sottolinea gli obiettivi 2012.
Seamen 2011: matricola del campionato, aggregata alla IFL solo a dicembre e considerata inevitabilmente la squadra materasso. Cosa avete pensato agli inizi dell'avventura?
Ci siamo stupiti anche noi della forza di volontà dei nostri ragazzi, soprattutto vista la divisione in due team. Solo dopo un concitato consiglio direttivo che dopo aver deliberato l'accesso in A2 e in Arena, ha spostato all'unanimità l'obbiettivo verso la A1, inaspettato per noi, ma soprattutto per i nostri ragazzi, abbiamo preso con forza la decisione in un momento in cui eravamo pronti a giocarci la semifinale contro i Red Jackets U21.
Da qui la programmazione per una stagione divisa tra improvvisazione e coinvolgimento.
Certamente, a due anni dalla rinascita, eravamo alla ricerca del bandolo operativo, degli americani, dellla programmazione di due squadre. La crescita esponenziale del numero dei tesserati, e non ultima la splendida vittoria nel campionato college, che ha dato entusiasmo nonostante la nostra punta di diamante Alessandro Vismara si fosse infortunato proprio nei quarti contro i Marines, un grande spirito di corpo e tanta forza ci hanno permesso di partire nella costruzione del team di A1 con la consapevolezza che non sarebbe stata una "mattanza".
Sono stati gli americani, azzeccati, a far compiere il salto di qualitá alla squadra?
Che Erik, Tom e Andrew fossero forti lo sapevamo, ma è la squadra che é cresciuta intorno a loro a far si che i Seamen non fossero la squadra da sotterrare di mete. Non dimentichiamo che Pepe Salvemini, Max Merighi, Tommaso Magagnini, Marco Pelà e Rinaldo Franchi sono le "colonne" della nostra formazione, ma senza loro, l'eta media della squadra supera di poco i 20 anni: una squadra con un futuro sicuro che sta imparando ogni giorno.
Un giudizio sullo staff tecnico
Mario Rende è entrato nei Seamen come direttore sportivo solo a gennaio quando eravamo completamente in alto mare con il coaching staff. Con poco tempo a disposizione, ma soprattutto con poche le idee e troppo in ritardo per farsi prendere in considerazione dai grandi allenatori abbiamo assunto CJ Robertson alla fine di gennaio. Un coach proveniente dalle high school è stata una scelta dettata dalla velocità, ma il carisma e la capacità di motivare i ragazzi è stata fortissima inclusa quella di insegnare i fondamentali. Purtroppo la strategia di gara non era il suo forte al contrario del resto. Alla fine è venuto meno il supporto di Maurizio Vismara, il nostro coach delle giovanili e tutto si è concentrato sulla esperienza di Paolo Mutti, Giorgio De Maria, Luigi Calegari, Andrea Giongo, Filippo Carlevaro oltre al supporto dei tre ragazzi americani, un punto sul quale stiamo già lavorando per la prossima stagione.
Un giudizio allora sul nostro campionato
Abbiamo ottenuto più di quello che ci eravamo imposti come obiettivo minimo, ovvero quello di non finire la stagione con il cucchiaio di legno. Alla quinta giornata abbiamo addirittura sperato nei play off. Lì sono subentrati gli errori. Contro gli Hogs, a 40 secondi dal termine, sotto di due punti con un secondo e goal, abbiamo commesso un fumble devastante proprio mentre il nostro QB varcava la linea di TD. A Roma, dopo un primo tempo sul 28 a 6, abbiamo perso 28 a 40. Nulla da dire contro i Dolphins che hanno giocato una partita perfetta. A Catania abbiamo "rischiato" d'andare in OT all'ultima azione. Tutte le partite sono terminate sul filo di lana con la sola partita contro i Warriors che ha lasciato l'amaro in bocca del noviziato. Capitolo a parte contro i Panthers: partita giocata colpo su colpo nel primo tempo con una palla droppata in TD allo scadere che poteva portarci in vantaggio, ma alla lunga la fisicitá di Parma è venuta fuori e non ci ha lasciato scampo pur permettendo a molti ragazzi del campionato di arena di debuttare in serie A.
Il momento più bello?
Quando l'arbitro ha sollevato la palla nel derby, bellissimo, con tanta gente sugli spalti e con un'entusiasmo che ci ha accompagnati per tutta la partita: avevamo vinto il nostro Superbowl.
Quello più brutto?
Il secondo tempo a Ostia, una debacle sfortunata. Lì abbiamo capito i nostri limiti e l'immaturità ad affrontare le partite importanti, mantenendo la concentrazione. Si è sentita la mancanza del "bastone" di Coach Vismara: la squadra non avrebbe perso la grinta del primo tempo.
Tutto sommato possiamo dire che per i Seamen è stata una stagione positiva...
Sono entusiasta della stagione sia per la A1 che per i nostri ragazzi che hanno disputato un campionato Arena eccellente. Abbiamo disposto di tre americani azzeccati, tre bravissimi ragazzi da portare ad esempio per tutti gli altri dai quali ci auguriamo abbiano imparato tanto, sia in termine di fondamentali, sia in quelli di vita sportiva. Un ringraziamento a Lou Buschi e a Tato Zammicheli, al quale stiamo affidando un ruolo importante per la prossima stagione, che hanno suggerito la loro candidatura.
Obbiettivi per il 2012 ?
Abbiamo iniziato la programmazione confermando la permanenza in A1 con l'inserimento di altri ragazzi delle nostre giovanili, che sono pronti per la stagione U21 e U18, consapevoli di essere le formazioni da battere. Dovranno essere pronti a un campionato sempre più duro, ma per la stagione 2012 avremo una squadra matura, senza più la paura di affrontare un campionato di A1 con i timori reverenziali che ci hanno fatto subire e soccombere alla prima di campionato contro i Warriors, la nostra partita più brutta, con la consapevolezza di giocarsi ogni partita, fino alla fine, perchè questo Ä— stato sicuramente il campionato più equilibrato da quando vedo giocare football in Italia (1981).
Dopo 14 anni passati dall'81 al 94 nel football italiano cosa ha visto di diverso in questa stagione in A1?
Molte facce, tanti dirigenti cresciuti con la passione di uno sport unico, ma con la stessa carenza di strutture e di fondi. Gli sponsor latitano e la visibilità sui media è assolutamente carente. Abbiamo bisogno tutti di concentrarci su relazioni e su una sempre maggiore professionalità, lavorando il più possibile sui giovani, sulla formazione e sulle televisioni che ora sono sempre più diversificate e con audience diverse. Rugby e basket si sono consolidati. E' l' ora del nostro movimento. Dobbiamo crescere come numeri e come interesse. Allora le televisioni vorranno il nostro prodotto, ma dobbiamo far crescere i nostri atleti, dargli il meglio perchè anche nel football abbiamo talenti indiscutibili e la federazione sta facendo del suo meglio per far crescere la professionalita' delle squadre e la conoscenza del football. I tempi migliori arriveranno presto.